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Home Il Territorio La storia

Usini

Le testimonianze più antiche di insediamenti umani riferibili al territorio comunale di Usini risalgono al neolitico recente e sono ascrivibili a quel variegato e complesso insieme di manifestazioni culturali comunemente denominato "Cultura di San Michele di Ozieri" (3.800 - 2.900 a.C.). La nascita e la sopravvivenza delle popolazioni prenuragiche fu agevolata dalle favorevoli condizioni geografiche, dall′esistenza di terreni fertili adatti alla coltivazione e dalla ricca presenza di acque sorgive e fluviali. Gli insediamenti umani protostorici nel territorio sono ampiamente documentati dalla intensa distribuzione di domus de janas, alcune delle quali, come la domus V della necropoli di S′Elighe Entosu, riproducono scolpiti nella roccia viva i particolari architettonici delle capanne prenuragiche.
Altre "domus" risalgono invece a periodi relativamente più recenti, essendo ipogei caratterizzati dalla presenza sul prospetto di una stele centinata che richiama quella delle tombe dei giganti e che furono costruiti agli albori della civiltà nuragica; è il caso delle domus di Chercos, di Tomestighes e di Sos Baddulesos.

Usini, necropoli di S′Elighe Entosu, domus III, detta anche "delle sette stanze",
neolitico recente (3.800 - 2.900 a.c.)
Nonostante la rilevata scarsità di monumenti megalitici (due soli i nuraghi censiti), il territorio di Usini continuò ad essere intensamente frequentato in età nuragica; successivamente, conobbe alcuni stanziamenti nel periodo di dominazione punica e numerosi furono gli insediamenti al tempo della Roma repubblicana e imperiale. Tracce evidenti di abitati sorti in età punica e romana sono desumibili dai materiali archeologici rinvenuti sul territorio e che risultano ampiamente documentati in località Su "Acchile e sa Cheia", "Pianu ‘e Rughes", "Su Runatolu", "Santa Caterina", "Sas Giorras", "Ruinas" ecc. La romanizzazione del territorio risulta attestata anche dall′esistenza di "diverticula", ossia le diramazioni stradali che nella viabilità dell′antica Roma costituivano deviazioni dell′arteria principale della Sardegna, la "Caralibus – Turrem", la strada romana che partendo da "Turris Lybissonis" (l′attuale Porto Torres) attraversava longitudinalmente la Sardegna conducendo a "Carales" (oggi Cagliari), passando, tra gli altri, anche per i territori abitati dalla popolazione dei Coracensi. Questi ultimi, citati da Tolomeo, furono forse gli antichi popoli della città di "Corax" o di quei territori che, più tardi in età giudicale, furono accorpati in quella vasta divisione amministrativa denominata "Curatoria di Coros". Una evidente testimonianza dell′antica esistenza di una strada romana nel territorio di Usini è senz′altro costituita dalla edificazione di un ponte romano a due archi (oggi completamente distrutto, ma i cui ruderi erano ancora visibili appena due decenni fa) in regione San Giorgio, nei pressi della confluenza tra il rio Mannu ed il rio Mascari.

 

Anche il sito nel quale nacque e si sviluppò il primordiale villaggio di Usini è di origine antichissima; lo dimostrano il materiale litico (punte di freccia e raschiatoi di ossidiana e selce) e i manufatti ceramici di età romana e medioevale rinvenuti nell′area che costituisce indubbiamente la parte più antica dell′abitato: il rione di Corrau. Si tratta di una serie di reperti riferibili ad un arco temporale di alcuni millenni, grazie ai quali è possibile documentare, nell′area dell′attuale centro abitato, la sussistenza di insediamenti abitativi dalla preistoria ai giorni nostri, senza soluzione di continuità.
Nel periodo del Giudicato di Torres il villaggio di Usini o Usune, come è citato nelle carte dei condaghi, fu annesso alla curatoria di Coros, al pari di altri villaggi quali Tissi, Ossi, Uri, Iteri, Torricla, Banios, Arave, Paulis, Mascar, Giunchi ecc. La Usini dell′età giudicale fu un ristretto agglomerato di abitazioni coincidente con gli attuali rioni denominati Corrau e Usineddu e racchiuso intorno alle chiesette di San Giovanni Battista e di San Pietro. Solo più tardi, a partire dalla seconda metà del XVIII sec., in età riformista, cominciarono a formarsi i nuovi quartieri di Sa Maja, Quirigu Murru e Chessa de Canes, con al centro Casteddu, l′odierna piazza Castello, posta al crocevia tra le antiche "carrela manna" e "carrela de sa funtana", il cui toponimo richiama il ricordo di antiche vestigia, forse riconducibili a strutture Altomedievali di cui, purtroppo, non rimane alcuna traccia.

Usini, chiesa di Santa Maria de S′Ena Frisca, oggi di Santa Croce, XII sec.
Quando avvenne lo spopolamento ed il progressivo abbandono dei villaggi confinanti, Usini riuscì comunque a sopravvivere, resistendo alle micidiali epidemie di peste che falcidiarono i sardi del medioevo. Tutto ciò grazie alla proverbiale caparbietà dei suoi abitanti ed alla loro incrollabile fede religiosa, che li condusse, tra il XII ed il XIII secolo, sotto la spinta dei monaci benedettini inviati in Sardegna su richiesta dei Giudici di Torres, alla edificazione delle chiese di San Giovanni Battista, di Santa Maria de S′Ena Frisca (oggi di Santa Croce) e di San Pietro. Quest′ultima fu sede parrocchiale nel cinquecento e successivamente finì per cadere in rovina; già nel settecento il complesso religioso fu sede degli oratori di Santa Croce e della Madonna del Rosario ed ospitò le rispettive confraternite; nei primi decenni dell′ottocento l′intera struttura, ormai fatiscente, venne demolita per lasciare spazio alla costruzione della attuale chiesa parrocchiale, dedicata alla Natività di Maria Vergine e terminata nel 1825.

 

Quelli del Medioevo furono anni terribili, segnati da miserie e povertà assolute. Altissimo fu il tasso di mortalità tra le popolazioni del Logudoro. In tutto questo tempo ed in particolare nei secoli di dominazione spagnola, anche Usini conobbe la sottomissione del giogo feudale, esercitata, a partire dal XIV secolo, dalle potenti famiglie dei Centelles, baroni di Osilo e dei Cano-Cedrelles, baroni di Usini.
Con l′ordinamento feudale le vecchie curatorie giudicali cessarono di esistere e i villaggi che ne avevano fatto parte vennero assegnati ai feudatari stranieri che si erano maggiormente distinti durante le guerre di conquista del regno. Dopo essere stato un possedimento di alcuni esponenti della famiglia genovese dei Malaspina, il villaggio di Usini venne concesso in feudo dal re d′Aragona al nobile valenzano Gilalberto Centellels, altrimenti chiamato Bernardo di Rivosecco, con il titolo di barone di Osilo. La baronia di Osilo comprendeva a quel tempo, oltre al castello e al borgo osilese, anche i villaggi di Usini. Ittiri, Ossi, Tissi, Muros e Uri.

Usini, loc. Bainzu Eras, chiesa di San Giorgio di Oleastreto, XII sec.
Nel 1447, in seguito allo scomposizione del feudo di Osilo, il sassarese Angelo Cano divenne il primo barone di Usini ed i suoi discendenti, appartenenti alle nobili famiglie Fabra e Cedrelles, si contesero a fasi alterne il dominio sui possedimenti feudali. La giurisdizione della baronia di Usini comprendeva i villaggi e i territori di Usini, Ittiri, Uri, Ossi, Tissi e Muros. Nel 1544 il barone Galzerando Cedrelles cedette la baronia di Usini (con annessi i villaggi di Usini e Tissi) a Giacomo Manca e da allora, per un lunghissimo periodo compreso tra il 1544 ed il 1839, furono i suoi discendenti ad assumere l′amministrazione del villaggio. Nel 1528 il villaggio di Tissi rimase spopolato a causa della peste che aveva sterminato l′intera popolazione. Nel 1599 e nel 1600 il barone di Usini Giacomo Manca III si adoperò per ripopolare il villaggio, facendo costruire dieci case presso la chiesa di Sant′Anastasia e poi altre venticinque che furono assegnate alle famiglie povere di Ossi che lì si stabilirono.
A partire dal 1643, la baronia di Usini venne trasformata in contea e assunse la denominazione di "contea di San Giorgio", dal nome della chiesa campestre di San Giorgio di Oleastreto (oleastretum = piccolo olivastro), edificata verosimilmente nei primi anni del XII secolo a circa 8 Km, in direzione NO, dal centro abitato di Usini, che fu per lunghi secoli di proprietà delle monache pisane di San Leonardo di Stagno e dove, ogni primo di maggio, si teneva la festa del "Santo Guerriero" a cura del feudatario, con la partecipazione delle cavallerie e dei fedeli che popolavano i villaggi di Usini e di Tissi. Ma non sempre i feudatari governarono con saggezza ed equità. Verso la fine del XVIII secolo, i pesanti tributi feudali imposti dal duca dell′Asinara e conte di San Giorgio, Antonio Manca Amat, non tardarono ad animare i propositi rivoluzionari nelle popolazioni logudoresi. Lo spirito ribelle degli usinesi si animò fieramente quando, nel marzo del 1796, venne sottoscritto il grande patto antifeudale, insieme ad altri 32 villaggi del Logudoro. Fu in quel tormentato periodo della storia della Sardegna che i contadini di Usini, stanchi dei soprusi e delle vessazioni del feudatario, si rifiutarono di pagare i balzelli feudali; durante la rivolta angioiana parteciparono all′assalto di Sassari il 28 dicembre 1795, guidati da Francesco Cilocco e da Gioachino Mundula, occupando il palazzo del duca dell′Asinara (il palazzetto d′Usini nell′ attuale Piazza Tola a Sassari); infine, seguirono fino al ponte di Tramatza l′alternos Giommaria Angioy nella sua sfortunata marcia verso Cagliari, capitale del potere statuale e politico della Sardegna di fine settecento. Verso la fine del XVIII secolo, Usini conobbe sanguinosi episodi di conflittualità interni, culminati nella tragica vicenda che ebbe come protagonista il "bandito" Francesco "Cicciu" Derosas. In età sabauda assistette alla nascita della proprietà terriera, prima con l′ "editto sulle chiudende" e poi, in seguito all′abolizione del feudalesimo, con l′assegnazione delle terre demaniali. Nella seconda metà dell′ottocento, avutosi il riscatto delle aree feudali, il territorio di Usini venne frazionato in lotti da due ettari ciascuno, che vennero assegnati ai privati mediante atto di estrazione a sorte. Venne così soppressa la forma di gestione comunitaria della terra che da secoli aveva caratterizzato l′economia agraria dell′Isola.

 

Oggi Usini è un comune di 4.200 abitanti, in lenta ma costante crescita. Un ordinato sistema viario consente di osservare nel suo centro storico costruzioni civili di architettura essenziale che rivelano le origini contadine dei suoi abitanti. Il paesaggio circostante presenta oliveti, carciofaie e rigogliosi vigneti, il cui prodotto è da sempre motivo di orgoglio per i viticoltori usinesi.
Nonostante la vicinanza alla città di Sassari, Usini è riuscita a conservare i suoi tratti distintivi; i suoi abitanti sono proficuamente impegnati nella valorizzazione delle tradizioni, delle pratiche e dei saperi locali. Gli attivissimi e vivaci gruppi folkloristici locali, oltre ad essere la testimonianza suggestiva dello splendore del vestiario popolare, sono allo stesso tempo la rappresentazione della specificità della musica, dei canti e delle danze tradizionali. Soprattutto negli ultimi anni, le amministrazioni comunali, la Pro Loco e le varie associazioni culturali hanno intrapreso, attraverso la realizzazione di manifestazioni popolari, un costante processo di rivalutazione delle tradizioni, delle produzioni enogastronomiche locali e di salvaguardia della loro specificità; tra questi eventi si ricordano: il "Concorso Enologico" a maggio, la sagra "Andarinos de Usini" ed il "Festival Internazionale del Folklore" ad agosto, la degustazione itinerante "Ajò a Ippuntare" a dicembre.
Significativi in questo senso sono stati anche i recenti progetti di acquisizione di strutture abitative ottocentesche, quali la "Casa Derosas" in via Roma e la "Casa Diaz" in Piazza Castello, il cui completo recupero è finalizzato all′allestimento di esposizioni etnografiche permanenti e alla creazione di un museo della civiltà contadina.
L′obiettivo è quello di esercitare una legittima tutela della propria identità, resistendo ai fenomeni di deculturazione prodotti dall′evoluzione delle dinamiche sociali e dal dilagante processo di omologazione mediatica

 

Fonte bibliografica:
"Usini, ricostruzione storico descrittiva di un villaggio del Logudoro" di Gianpiero Sanna, Ozieri, Tipografia "Il Torchietto", 1992.